L’acqua come infrastruttura urbana. La Piscina Scarioni e la Milano che cambia
di Giorgia Santambrogio
Per oltre un secolo le città hanno progettato infrastrutture per muovere persone, merci ed energia. Oggi il cambiamento climatico impone una nuova sfida: progettare il benessere urbano durante estati sempre più lunghe, torride e difficili da vivere.
Alberi, parchi, ombreggiamenti e acqua non sono più semplici elementi del paesaggio, ma vere e proprie infrastrutture climatiche. Contribuiscono ad abbassare la temperatura, migliorano la qualità della vita e rendono le città più resilienti. In questo nuovo scenario anche una piscina comunale assume un significato diverso: non è soltanto un luogo dedicato allo sport o al tempo libero, ma uno spazio pubblico capace di offrire salute, inclusione e benessere.
È in questa prospettiva che la vicenda della Piscina Scarioni merita di essere osservata.
Storico impianto natatorio milanese, la Scarioni ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per intere generazioni di cittadini, compreso chi scrive tutto ciò. Oggi, invece, il suo lungo stato di abbandono e le incertezze sul recupero raccontano qualcosa che va oltre il destino di un singolo edificio: raccontano il rapporto che Milano ha con le proprie infrastrutture pubbliche in un momento storico in cui esse stanno assumendo un valore completamente nuovo.
La sua storia non è un episodio isolato.
Anche il Lido di Milano, per decenni il più grande centro balneare pubblico della città, è chiuso da anni nell’ambito di un articolato intervento di riqualificazione che ne cambierà profondamente il volto. Due luoghi simbolo dell’estate milanese sono così venuti meno proprio mentre il caldo estremo rende sempre più evidente il bisogno di spazi accessibili dove trovare sollievo.
Questa non è soltanto una questione legata al tempo libero.
È una questione di qualità urbana e di giustizia sociale.
In una città dove il costo delle vacanze rende sempre più difficile lasciare Milano durante l’estate, le piscine comunali rappresentano una risorsa fondamentale per migliaia di famiglie. Bambini, anziani e persone economicamente più fragili trovano in questi luoghi non soltanto refrigerio, ma anche occasioni di socialità, sport e benessere. L’accesso all’acqua diventa così uno strumento di inclusione e un servizio pubblico essenziale.
Nel frattempo, molte metropoli europee stanno ridefinendo il proprio rapporto con l’acqua.
Parigi rappresenta uno degli esempi più significativi. Dopo un lungo programma di risanamento ambientale, alcuni tratti della Senna sono tornati balneabili, restituendo ai cittadini un fiume che per oltre un secolo era stato considerato soltanto un’infrastruttura urbana. Oggi quel fiume è diventato anche uno spazio pubblico, un luogo di incontro e una risposta concreta agli effetti del cambiamento climatico.
Questa trasformazione racconta un cambiamento culturale profondo. Le città non progettano più soltanto edifici e infrastrutture per la mobilità, ma costruiscono sistemi capaci di migliorare il comfort climatico, la salute pubblica e la vivibilità degli spazi collettivi.
Milano possiede già parte di questo patrimonio.
Negli ultimi anni la città ha avviato importanti programmi di forestazione urbana, la rigenerazione degli ex scali ferroviari, la realizzazione di nuovi parchi e interventi finalizzati ad aumentare la resilienza climatica. Sono strategie indispensabili, che dimostrano una crescente attenzione verso il rapporto tra ambiente e spazio urbano.
Ma accanto agli alberi e al verde esiste un altro elemento che merita di tornare al centro della progettazione: l’acqua.
Recuperare la Piscina Scarioni non significherebbe semplicemente restaurare un edificio storico. Significherebbe riconoscere che gli spazi pubblici dedicati all’acqua sono oggi strategici quanto un grande parco urbano o una nuova piazza alberata. Significherebbe investire nella salute dei cittadini, nell’inclusione sociale e nella capacità della città di affrontare le sfide climatiche dei prossimi decenni.
La sostenibilità non si misura soltanto attraverso edifici ad alta efficienza energetica o nuove tecnologie. Si misura anche nella capacità di rendere la città più vivibile, più accessibile e più equa.
Le piscine comunali non appartengono al passato.
Appartengono a una nuova idea di città.
Una città che considera l’acqua non come un semplice servizio ricreativo, ma come un’infrastruttura pubblica capace di migliorare il microclima urbano, promuovere la salute e rafforzare la coesione sociale.
Forse è proprio questa la lezione che la Piscina Scarioni può ancora offrire a Milano. Il futuro delle città non si costruisce soltanto aggiungendo nuove architetture, ma anche restituendo valore a quelle infrastrutture che, alla luce del cambiamento climatico, acquistano un significato completamente nuovo.
Perché progettare la città del futuro significa anche progettare il diritto al benessere quotidiano. E oggi, più che mai, quel diritto passa anche attraverso l’acqua.
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