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Milano Bovisa. Dove l’industria è diventata conoscenza

 di Giorgia Santambrogio

Dall’ex stabilimento Ceretti & Tanfani al Campus Durando del Politecnico di Milano: la storia di una rigenerazione urbana che ha trasformato la produzione manifatturiera in ricerca, formazione e innovazione.

La trasformazione dell’area di via Durando rappresenta uno dei primi e più significativi esempi di rigenerazione urbana milanese, dimostrando come il patrimonio industriale possa essere reinterpretato senza rinunciare alla propria memoria.

Le città cambiano continuamente, ma non tutte cambiano allo stesso modo. Alcune crescono per espansione, altre si trasformano sostituendo ciò che esisteva con nuove architetture. Esiste però una terza possibilità, più complessa e forse più affascinante: quella in cui il futuro nasce dalla capacità di attribuire un nuovo significato ai luoghi senza cancellarne l’identità. È ciò che è accaduto in via Durando, nel quartiere Bovisa, dove uno dei più importanti complessi industriali della Milano del Novecento è diventato uno dei principali poli europei dedicati all’architettura, al design e alla ricerca.

Per comprendere questa trasformazione occorre tornare alla Milano della rivoluzione industriale. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la Bovisa si sviluppò come uno dei maggiori distretti produttivi della città grazie alla presenza della ferrovia e alla disponibilità di vaste aree edificabili. Industrie meccaniche, chimiche ed energetiche definirono un paesaggio dominato da capannoni, ciminiere e infrastrutture tecniche, nel quale l’architettura rispondeva esclusivamente alle esigenze della produzione.

In questo contesto si inseriva lo stabilimento della Ceretti & Tanfani, azienda fondata nel 1895 e specializzata nella progettazione di gru, impianti di sollevamento e teleferiche. Le sue realizzazioni contribuirono allo sviluppo di importanti opere infrastrutturali in Italia e all’estero, facendo della fabbrica di via Durando uno dei luoghi simbolo dell’ingegneria industriale italiana. Ancora oggi la struttura degli edifici, le grandi campate e l’osservazione degli spazi raccontano quella stagione produttiva che ha segnato profondamente l’identità della Bovisa.

Come molte aree industriali europee, anche questo quartiere conobbe una lunga fase di declino a partire dagli anni Settanta, quando la progressiva dismissione delle attività manifatturiere lasciò dietro di sé grandi complessi inutilizzati e una periferia in cerca di una nuova vocazione. Per Milano si apriva una questione destinata a segnare i decenni successivi: demolire e ricostruire oppure recuperare ciò che la città aveva ereditato dalla propria storia industriale.

La risposta arrivò nei primi anni Novanta con la decisione del Politecnico di Milano di insediare proprio in via Durando il nuovo campus dedicato all’Architettura e, successivamente, al Design. Non si trattò soltanto di un ampliamento universitario, ma di una scelta urbana e culturale. Recuperare un’ex fabbrica significava riconoscere che la produzione della conoscenza poteva raccogliere l’eredità della produzione manifatturiera, trasformando un luogo nato per costruire macchine in uno spazio destinato a progettare città, edifici, prodotti e nuovi modi di abitare il futuro.

L’intervento evitò la cancellazione del passato. Molti edifici industriali vennero recuperati e rifunzionalizzati, mantenendo leggibile l’impianto originario del complesso. Le grandi strutture produttive divennero aule, laboratori, biblioteche e spazi per la ricerca, mentre nuove architetture si inserirono con discrezione nel tessuto esistente, costruendo un dialogo continuo tra memoria e contemporaneità. Non è il contrasto tra antico e nuovo a caratterizzare il Campus Durando, ma la loro continuità.

Nel corso degli anni questa trasformazione ha modificato profondamente anche il quartiere. La presenza dell’università ha attratto studenti provenienti da tutto il mondo, ricercatori, professionisti, attività culturali e imprese innovative, dando origine a un ecosistema nel quale formazione, ricerca e sperimentazione convivono con la memoria industriale. La Bovisa ha progressivamente sostituito il rumore delle officine con quello dei laboratori universitari, mantenendo però intatta la propria vocazione originaria: essere un luogo dove si produce innovazione.

Osservando oggi il Campus Durando si comprende come la rigenerazione urbana non dipenda soltanto dalla qualità dell’architettura, ma dalla capacità di interpretare il significato dei luoghi. Gli edifici non sono stati trasformati in semplici contenitori di nuove funzioni; continuano a raccontare la loro storia, dimostrando che la memoria può diventare parte integrante del progetto contemporaneo. È una lezione che supera i confini della Bovisa e dialoga con le più interessanti esperienze europee di riuso industriale, dove la conservazione non rappresenta un limite alla trasformazione, ma la condizione stessa per renderla autentica.

Oggi, mentre il futuro della vicina area della Goccia si prepara a scrivere un nuovo capitolo della storia della Bovisa, via Durando rappresenta il punto da cui tutto è iniziato. Prima ancora dei grandi masterplan e dei nuovi interventi urbanistici, è qui che Milano ha dimostrato come il patrimonio industriale potesse diventare una risorsa per costruire la città della conoscenza.

La trasformazione di via Durando suggerisce una riflessione che va oltre il caso milanese. Le città non diventano contemporanee perché cancellano il proprio passato, ma perché riescono a trasformarlo in un patrimonio capace di generare nuove opportunità. La vera rigenerazione urbana non consiste semplicemente nel recuperare edifici dismessi: consiste nel riconoscere che la memoria, quando viene interpretata con intelligenza, può diventare il primo materiale con cui progettare il futuro.

Durante i lavori.

Lavori in fase avanzata.

Il Politecnico. Le vie circostanti.

Giorgia Santambrogio per UrbanSigns.net