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Milano Bovisa. La Goccia, la foresta nata tra le fabbriche

di Giorgia Santambrogio

Nel cuore della Bovisa, dove per quasi un secolo si produceva il gas che alimentava Milano, oggi cresce una foresta. Non è il risultato di un progetto paesaggistico, ma il frutto inatteso del tempo, dell’abbandono e della straordinaria capacità della natura di riconquistare lo spazio urbano.

Esistono luoghi in cui la trasformazione non nasce da un progetto, ma dall’assenza del progetto stesso. La Goccia della Bovisa appartiene a questa categoria. Per oltre trent’anni, quest’area è rimasta chiusa, silenziosa e apparentemente immobile. Eppure, proprio durante quel lungo periodo di abbandono, è avvenuta una delle trasformazioni ambientali più sorprendenti di Milano.

Per comprendere il valore della Goccia occorre tornare all’inizio del Novecento, quando la zona ospitava una delle più importanti Officine del Gas d’Europa. L’area, il cui nome deriva dalla caratteristica forma disegnata dai binari ferroviari che la circondano, entrò in funzione nel 1908 e negli anni Trenta raggiunse il massimo della propria attività, diventando un’infrastruttura strategica per l’approvvigionamento energetico della città. I grandi gasometri, ancora oggi visibili nello skyline della Bovisa, sono la testimonianza più riconoscibile di quella stagione industriale.

Con la definitiva dismissione degli impianti nel 1994, la Goccia sembrava destinata a condividere il destino di molte aree industriali europee: degrado, demolizione e successiva ricostruzione. Accadde invece qualcosa di inatteso. L’assenza dell’uomo lasciò spazio a un lento processo di rinaturalizzazione spontanea. Alberi pionieri, arbusti, prati e numerose specie animali iniziarono a colonizzare un terreno segnato da decenni di attività industriale. Nel tempo si formò una vera foresta urbana, capace di svilupparsi senza alcun intervento progettuale.

È proprio questo aspetto a rendere la Goccia un caso quasi unico nel panorama italiano. La natura non è stata introdotta come elemento decorativo, ma è diventata il principale agente della trasformazione. Dove l’industria aveva alterato il suolo, gli ecosistemi spontanei hanno iniziato un lento processo di riequilibrio, dimostrando come anche un luogo profondamente compromesso possa generare nuove forme di biodiversità. Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno trasformato quest’area in un laboratorio a cielo aperto, nel quale ecologi, botanici e ricercatori studiano il ruolo della vegetazione spontanea nei processi di recupero ambientale.

Questa condizione ha cambiato profondamente anche il modo di immaginare il futuro della Goccia. Per molti anni la rigenerazione urbana è stata interpretata come una sostituzione: demolire ciò che esiste per costruire qualcosa di nuovo. Alla Bovisa il paradigma si è progressivamente ribaltato. Il progetto contemporaneo parte dal riconoscimento del valore ecologico nato durante l’abbandono e sceglie di integrarlo nella trasformazione dell’area.

Il Masterplan Bovisa-Goccia, sviluppato per il Politecnico di Milano dal Renzo Piano Building Workshop, interpreta questa eredità come una risorsa e non come un ostacolo. Il futuro campus universitario dialogherà con un grande sistema di spazi verdi, mentre i gasometri continueranno a segnare il paesaggio come memoria permanente dell’antica città industriale. Il progetto non propone di cancellare il passato, ma di costruire un equilibrio tra ricerca, paesaggio e memoria.

La Goccia suggerisce una riflessione che va oltre i confini della Bovisa. Per oltre un secolo le città hanno trasformato la natura per costruire l’industria. Oggi, in questo luogo, è la natura ad aver trasformato un frammento di città industriale, indicando una possibile direzione per il progetto contemporaneo. La foresta della Goccia non rappresenta soltanto un episodio di rinaturalizzazione spontanea: è la dimostrazione che il tempo può diventare un alleato dell’architettura, dell’urbanistica e della pianificazione ambientale. In un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico e dall’aumento delle temperature nelle aree urbane, esperienze come quella della Goccia mostrano quanto il verde possa assumere un ruolo strategico nella costruzione di città più resilienti, contribuendo a mitigare l’isola di calore, favorire la biodiversità e migliorare la qualità della vita.

Forse è questa la lezione più preziosa della Goccia. La rigenerazione urbana non comincia necessariamente quando arriva il primo cantiere. Talvolta inizia molto prima, nel momento in cui un luogo, lasciato libero di evolvere, rivela possibilità che nessun progetto aveva saputo immaginare.

Il Progetto sul sito di BUROMILAN

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